Il coraggio di dire basta alla violenza sulle donne

Tutto cominciò, si fa per dire, con il caso Weinstein.

Siamo nell’Ottobre del 2017 quando il New York times e il New yorker, importanti giornali pubblicati nella grande mela, riportarono le accuse di molestie, aggressioni e violenza sessuale perpetrati da Harvey Weinstein, ricchissimo e potente produttore americano, nei confronti di una dozzina di donne.

Quando nelle premesse di questo pezzo ho introdotto lo scabroso argomento con “tutto cominciò”, salvo poi mitigare l’abbrivio con “si fa per dire”, non intendevo datare in nessun modo l’inizio delle violenze sulle donne, ci mancherebbe altro.

Queste sono da sempre esistite.

Basti pensare alle medievali barbare consuetudini dello jus primae noctis, alle primitive usanze in cui la donna era poco più che un oggetto, e via via passando per il rinascimento e le epoche moderne, dove accanto ad una formale evoluzione del ruolo delle donne, non si è assistito, se non in parte, ad una effettiva concreta diversa concezione del ruolo femminile all’interno della stessa società, maschilista per scelta e vocazione.

La donna, volenti o nolenti, è sempre stata vista dall’uomo come oggetto sessuale: Il maschio è per definizione cacciatore e la donna una preda.

Anche in un rapporto paritario, anche in un contesto di reciproca volontà di conoscersi in senso biblico, alcune regole non scritte hanno sempre presupposto un certo rituale. L’uomo deve fare i suoi passi e la donna deve far finta di cedere. Più o meno.

Guai se è la donna a prendere l’iniziativa. Si corre il rischio di far scemare ogni velleità maschile con ogni pratica conseguenza intuibile e soluzionabile solo con prodotti farmaceutici spesso di colore blu.

Al di là del tentativo di far sorridere, il fatto che questo stato di cose sia sempre esistito non vuol dire che sia giusto o anche solo accettabile, anzi, sarebbe quasi l’ora di finirla.

Ma torniamo ancora all’inizio di questo pezzo.

L’ottobre del 2017, non è dunque la data di inizio della violenza sulle donne o il tempo in cui queste sono state denunciate per la prima volta, è soltanto che in quella data, qualcuno finalmente ha dato ascolto ai molti gridi di dolore e di rabbia non raccolti, ed anzi spesso mal sopportati o nascosti sotto la sabbia.

In quella data, nell’opinione pubblica (peraltro non tutta) ci si è accorti che forse era il caso di darci un taglio. Naturalmente parlo di taglio in senso metaforico! Anche se in qualche caso una soluzione “definitiva” mediante un taglio netto, potrebbe essere auspicabile.

Non ci interessa allora sapere se quegli articoli del New York Times e del New Yorker, siano stati pubblicati per vendere più copie e ”fare scandalo”, l’importante è che l’obiettivo sia stato raggiunto.

Da quel momento in poi molte donne hanno infatti avuto la forza e il coraggio di denunciare quanto accaduto. E tali fatti sono stati tali e tanti, da far ritenere a parte dell’opinione pubblica che tutto questo non fosse possibile, o che si trattasse solo di una psicosi collettiva, o di denunce fatte da stelline del cinema vogliose di emergere dall’anonimato, o più attempate mezze attrici, magari figlie di un regista, agognanti maggiore notorietà, che non riuscivano ad avere, solo mostrando se stesse sui social in pose ammiccanti ed estreme.

E’ evidente che in tutte le situazioni c’è sempre qualcuno che tenta di utilizzare pro domo sua gli eventi, e non c’è da escludere che anche in questo caso qualcuna abbia tentato di salire sul carro e provare a approfittarne, per poi magari rimanere accusate essa stessa di violenza su minori “maschi”.

Ma al netto di questi singoli episodi, minimali e esecrabili, è però evidente che il fenomeno è ampio e in vigore da tempi immemore, e che solo un coraggio da leone, o meglio da leonesse, ha permesso di far venire fuori tutto lo schifo che si cela dietro queste situazioni.

Mi fanno personalmente ridere coloro che ritengono la nostra civiltà occidentale migliore di quella che proviene da oriente, o coloro che sostengono la inferiorità culturale degli islamici perché questi coprono i capelli alle loro donne, quando nascosta dietro un’ipocrisia di maniera e consuetudini barbare, si consumano nelle segrete stanze di un ufficio e nelle scuole, episodi che meriterebbero, questi si, punizioni “islamiche”.

Ok mugello ha pubblicato le dolorose e difficili narrazioni di una signora oggi adulta in cui racconta le molestie subite da un bidello da piccolissima alunna e quelle patite quando questa, più adulta, lavorava in una fabbrica della zona.

Pare che la coraggiosa signora abbia aperto uno spaccato su una zona, come la nostra, che pareva essere un’isola felice, e che altre donne stiano facendo lo stesso.

Noi non crediamo, non abbiamo mai creduto, che esistano dei posti fisici esenti da questo tipo di vergognose azioni, perché la questione non è territoriale ma culturale.

E il discorso ci porterebbe certo lontano, fino ai confini che esistono tra amore, piacere e esigenza di possesso.

Chi scrive non ha però la competenza per affrontare il problema sotto questo lato, e può solo fare qualche considerazione di buon senso, come quella  di affermare  che fino a che non si capirà che il rapporto tra un uomo e una donna deve essere il frutto di una condivisa esigenza e di scelta, amorosa o meno, non si farà che perpetuare animaleschi istinti che non sono mai stati sopiti, dove chi è in posizione di superiorità, per ruolo, possibilità, denaro o altro, può ritenere di poter disporre a piacimento di altre volontà, sentendosi autorizzato, per ottenere il proprio scopo, a mettere in atto ogni tipo di violenza, fisica e mentale.

Per questo Ok Mugello e liberoescorretto.blog daranno la propria voce a chiunque intenda denunciare ciò che fino ad oggi ha avuto timore di fare. Noi saremo al suo fianco, idealmente e concretamente.

Andrea Stopardi

Autore: liberoescorretto

Scorbutico. Amo scrivere e adoro la mia famiglia. Preferisco il mondo animale a quello umano. Detesto i luoghi comuni e i ruffiani. Sono presuntusoso e arrogante e credo di avere spesso, se non sempre, ragione. Se qualche volta cedo il passo è solo perchè non ho più voglia di discutere o non ritengo l'interlocutore interessante. Per il resto tutto a posto.

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