Sicurezza e zona Blu

Qualche tempo fa mi sono addormentato in terrazza. Verso le 23 e 30, neppure a tarda notte, il cane ha cominciato a ringhiare e io, allertato ho drizzato le orecchie e sentito dei rumori in giardino.

Affacciatomi di corsa, se pure un po’ a corto di riflessi, ho visto due figure che si arrampicavano dalla rete che mi divide dal vicino. Accese le luci e urlato non mi ricordo cosa, ho inquadrato meglio le due figure, corpulente e vestite di scuro, che si stavano velocemente allontanando riguadagnando il percorso appena fatto.

Nello scavalcare dall’altra parte, uno dei due “ladri”, quello che era dietro, senza neppure alzare il tono profferiva queste precise parole:

<Nulla, nulla… non paura, stiamo solo rubando!>

Ovviamente non ho riso, perché non c’è nulla da ridere, e ho chiamato i Carabinieri che in meno di cinque minuti erano già in strada, con la gazzella senza luci e suono.

Non so se li hanno presi o meno, ma la cosa mi ha fatto pensare alquanto. Non tanto per la cosa in se, dato che il “furto” esiste da quando esiste l’uomo, quanto per la giustificazione che mi è stata data da quelle persone che si erano introdotte in casa mia, o che comunque stavano per farlo.

Secondo loro, in sostanza, ciò che stavano facendo, era da considerarsi normale, comunque accettabile.

Loro avevano il diritto di provare a entrare nella mia casa, con i mei cari che stavano dormendo e potevano frugare tra le mie cose, portando via ciò che gli andava a genio, e io avevo il dovere di accettare “quel rischio”, perché ormai le cose vanno così.

E pensandoci bene, non hanno neppure troppo torto.

Proprio in questi giorni nel rileggere, per diletto,  gli articoli che mio nonno, più di una vita fa, scriveva come corrispondente della Nazione dal Mugello, mi ero soffermato su un articolo di cronaca , con cui si dava conto del rovesciamento di un carretto di derrate alimentari per via di un cavallo imbizzarrito.

Erano poche righe con cui si descriveva il grave fatto che, solo per fortuna non aveva procurato feriti, e che era stato pubblicato su una sola colonna e di lato,  perché al tempo, un furto, sia pure tentato, avrebbe occupato almeno mezza pagina.

Oggi i furti non vengono raccontati neppure in parrocchia, tanti sono, figuriamoci se possono trovare spazio nel giornale.

Magari le rapine si, ma è meglio l’omicidio. Tira di più.

E’ vero che è passato più di un secolo e che il mondo è cambiato, ma magari oggi poteva essere che invece di considerare i furti una cosa normale, si poteva avere una maggiore sicurezza.

Le cose potevano in effetti svilupparsi in un modo o nell’altro. C’è andata male, ed è successo che, per l’appunto, si è sviluppato nell’altro.

Non si tratta di essere reazionari o amanti a tutti i costi dell’ordine, ma solo di riuscire a capire perché questo diritto alla sicurezza non trova spazio nei cuori e nelle leggi di chi ci amministra, e arriva sempre “esimo” nelle loro considerazioni, largamente superato da “progetti senza senso” come la riapertura, lo cito solo per esempio, della zona blu.

In sostanza pare che i nostri amministratori, invece di pensare a riprendere il controllo delle zone della città ormai prive di regole e diventati autentici campi di battaglia, come via Palazzolo (chiamata amabilmente Mogadiscio) o le Cascine, nota terra di spaccio, pensano a riaprire il centro alle auto per creare casino, impedire ai residenti di dormire, oltretutto senza portare alcun beneficio.Florence, Palazzo Vecchio

Non so se sono cose da sole ferragostano, ma è così. Si pensa a smantellare un progetto che funzionava bene e che aveva realizzato Graziano Cioni tra i primi in Europa anni fa,  e si lascia che nelle vie del centro delinquenti comuni si scannino a coltellate.

Ecco perché a ben guardare hanno ragione quei semiprofessionisti delle “effrazioni notturna in casa d’altri”.

Nelle loro considerazioni, vedendo che sono i nostri leader a considerare accettabile questo genere di cose, hanno tutto il diritto di chiedersi perché gli rompiamo le scatole per un semplice “furto” (peraltro tentato).

Se l’Amministrazione comunale è più intenta a riaprire la zona blu che a cercare di dare respiro ai fiorentini in ordine alla sicurezza, una ragione ci sarà.

Se gli assessori, da poco in carica, già cercano di trasmigrare in Regione, candidandosi al Consiglio, ed usano l’incarico come un taxi, invece di adoperarsi per dare soluzioni alle questioni che interessano la Città, qualche risposta ce la dobbiamo dare noi e dobbiamo darla a loro.

E questa non può che essere che quella di fargli capire che siamo stufi e che non li riteniamo adeguati al ruolo.

E per farlo dovremo cominciare a votare per le prossime regionali guardando finalmente alle persone e alle loro storie di coerenza e di operatività, piuttosto che alle indicazioni di chi ha come obiettivo solo quello di occupare altre poltrone.

Perché i candidati non sono tutti uguali.

Perché sia nelle liste della destra che in quella della sinistra, ci sono donne e uomini che hanno dato dimostrazione di adoperarsi per rispettare il mandato che gli è stato dato, così come ci sono quelli che si sono dimenticati quasi subito di chi li ha votati.

Ecco che allora, guardando bene, troveremo chi è stato messo in lista perché altri lì hanno voluti per far vedere quanto contano, ritenendo di usare poi le eventuali affermazioni in giochi di potere lontani da Firenze, ci sono candidati che per esserlo avrebbero accettato qualunque lista, e persone per bene che sono state lasciate fuori dalle candidature perché rischiavano di fare ombra ad altri. Troveremo anche persone per bene che fortunatamente, e a fatica, sono state inserite nelle liste, ed è tra queste che potremo e dovremo scegliere.

Poi, che c’entra, come in ogni elezione che si rispetti, ci saranno le solite magagne:

I supporter dell’ultima ora, i furbiFox, Furbo, Selvatici, Fauna, Carnivore che attendono di vedere chi vince per schierarsi, così come ci saranno quelli che dicono a tutti di essere con loro, e quelli che trattano il proprio bagaglio di consensi per ottenere qualcosa per se stessi.

Insomma le solite storie che da una vita contraddistinguono il momento elettorale.

Ecco perché, se vogliamo provare a cambiare qualcosa, credo che sia il caso di cominciare a votare con cognizione di causa, e dare il nostro consenso, sia pure nei diversi schieramenti che ognuno di noi sceglierà, a chi ha dato prova di essere lontano da questi schemi.

Nei fatti e non solo a parole.  Guardare a chi non è stato invischiato negli ultimi anni in logiche di partito, a chi ha sempre tenuto comportamenti seri e coerenti, e che magari è tornato nell’agone politico solo per spirito di servizio e per dare una mano a tutti noi.

Gente che non ha vissuto di politica e che lo stipendio se lo è sempre pagato con la propria attività, e che solo in questo modo potrà essere al servizio dei cittadini, e non servirsi di questi.

Ma di questo ne riparleremo. Magari facendo nomi e cognomi.

Andrea stopardi (liberoescorretto.blog)

 

 

 

 

Autore: liberoescorretto

Scorbutico. Amo scrivere e adoro la mia famiglia. Preferisco il mondo animale a quello umano. Detesto i luoghi comuni e i ruffiani. Sono presuntusoso e arrogante e credo di avere spesso, se non sempre, ragione. Se qualche volta cedo il passo è solo perchè non ho più voglia di discutere o non ritengo l'interlocutore interessante. Per il resto tutto a posto.

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